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Il momento in cui smetto di essere l'autore abiti su misura verona

  • 30 giu
  • Tempo di lettura: 1 min

Disegno. Costruisco. Poi mi fermo.

C'è un istante preciso, in ogni abito, in cui il mio ruolo cambia. Non sono più io a decidere cosa diventerà quella tela. È lei a dirmelo.

La guardo, ancora abbozzata, ancora imperfetta, e smetto di essere chi l'ha immaginata. Divento chi la osserva. Chi la giudica.

Non è un gesto di ammirazione. È un controllo. L'unico che conosco per non tradire questo mestiere — perché un modellista che si innamora troppo presto del proprio lavoro smette di vederne i difetti.

C'è una distanza necessaria tra me e l'abito. Una distanza che si apre proprio nel momento in cui lui comincia a esistere per conto suo, a staccarsi dal disegno, a diventare corpo, volume, struttura indipendente da me.

Forse è questo il vero lavoro del modellista: non creare dal nulla, ma riconoscere il momento in cui smettere di intervenire. Sapere quando un taglio è giusto non perché lo abbiamo voluto noi, ma perché la tela stessa lo richiede.

Esse in more.

Essere nell'abitudine, nel modo di essere. Non un'estetica da inseguire, ma una disciplina da abitare ogni giorno, in ogni gesto, in ogni giudizio sospeso su un capo ancora da finire.

Ogni capo che esce dall'atelier nasce così: non una collezione standard, ma abiti su misura Verona pensati per un corpo solo, mai per il mercato.

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